Quando non è più tuo, non puoi vincere: la storia di Alysa Liu
20.02.2026
C’é un’altra storia in questi giochi olimpici che mi ha fatto venire i brividi: quella di Alysa Liu.
A 13 anni, Alysa Liu era la più giovane campionessa nazionale statunitense di sempre. A 16 anni, arrivò sesta alle Olimpiadi di Pechino.
Era una bambina prodigio, ma la sua vita non le apparteneva. Le veniva detto cosa mangiare, cosa indossare, su quale musica pattinare e quando allenarsi. Viveva da sola in un dormitorio e non è difficile immaginare quale fosse il costo di tutto questo: era profondamente infelice.
Quindi si ritirò. Aveva solo 16 anni. Era traumatizzata dallo sport. Non voleva più sapere di avvicinarsi a una pista di ghiaccio.
Aveva perso qualcosa di essenziale: la sensazione che tutto questo fosse suo.
Allora fece l’unica cosa possibile quando perdi te stesso: è andata a cercarsi altrove.
È andata in Nepal.
Ha fatto trekking.
Ha preso la patente.
Si è tinta i capelli.
Si è iscritta all’università.
Ha vissuto.
Ha costruito un’identità che non dipendeva dal pattinaggio.
Ha scoperto chi era come essere umano.
Poi, all’inizio del 2024, mentre sciava, è successo qualcosa: ha sentito una scarica di adrenalina. Una sensazione che non provava da due anni. E si è chiesta: se sciare mi fa sentire così, cosa proverei pattinando?
È andata a una sessione pubblica. Due settimane dopo era di nuovo ad allenarsi. Ma questa volta alle sue condizioni.
Oggi sceglie la propria musica, disegna i propri costumi, regola il proprio carico di allenamento.
È tornata perché lo voleva.
Spingiamo i giovani talenti ad essere degli schiacciasassi, a essere disciplinati…senza però renderci conto che così facendo le fiamme si spengono.
Alex Bellini
In un’intervista ha detto “Scelgo di essere qui. Ho amato il fatto di poter tornare e scegliere il mio destino.”
E il 19 febbraio ha realizzato la miglior prestazione della sua carriera, ha fatto segnare il punteggio più alto mai preso e ha vinto la medaglia d’oro.
Spesso sbagliamo a capire la performance.
Pensiamo che la strada verso la grandezza sia più controllo, più struttura, più sacrificio.
Spingiamo i giovani talenti ad essere degli schiacciasassi, a essere disciplinati…senza però renderci conto che così facendo le fiamme si spengono.
Tutti vogliono conoscere il segreto della massima performance. Ieri ho capito che non è complicato: bisogna dare alle persone l’autonomia di ciò che fanno, permettere loro di portare se stesse nella performance, invece di soffocare la loro gioia e autenticità.
Alysa Liu si è ritirata a 16 anni perché il pattinaggio non era più suo.
Ha vinto l’oro olimpico a 20 anni perché finalmente lo era.