Esploro da quando ho memoria.
Prima ancora che diventasse un mestiere, l’esplorazione era per me un modo di stare al mondo. Da bambino mi bastavano il bosco dietro casa (letteralmente), una borraccia a tracolla e una mappa dei sentieri. Non sapevo ancora perché, ma quel senso di libertà e di scoperta mi faceva stare bene. Ogni passo nel bosco era un piccolo viaggio, non solo nello spazio, ma era già un viaggio dentro di me.
Oggi, dopo vent’anni di spedizioni tra oceani, deserti e ghiacci, so che quella curiosità non era semplicemente il desiderio di andare lontano, ma il bisogno di conoscermi più a fondo.
Perché ogni esplorazione è, in fondo, un dialogo tra il mondo esterno e quello interiore — tra ciò che cerchiamo là fuori e ciò che, senza accorgercene, stiamo cercando dentro.
Questa dimensione intima dell’avventura vale per tutti. Ogni volta che affrontiamo il freddo, la fatica, la solitudine o la paura di una prova importante, scopriamo che la sfida più vera non è mai contro l’ambiente, ma contro noi stessi. Ed è lì che si gioca tutto.
Che la parte mentale è la prima a vacillare e, allo stesso tempo, l’unica a poterti sostenere quando il corpo non ce la fa più, l’ho imparato sulla mia pelle qualche anno fa.
Era il 2011, correvo attraverso gli Stati Uniti — da Los Angeles a New York — oltre 5.000 chilometri, quasi due maratone al giorno, sotto il sole, la pioggia, nel vento o tra la polvere e ogni giorno mi rendevo conto che il corpo, da solo, non sarebbe bastato. La differenza la faceva la mente: la capacità di restare lucido nella fatica, di attraversare il dolore senza fuggirlo, e di conservare quel minimo di fiducia necessario per dirsi, anche solo a bassa voce: “Ce la posso fare.”
Da allora ho capito che la prestazione — nello sport come nella vita — non dipende solo da ciò che facciamo, ma da come pensiamo mentre lo facciamo.
Alex Bellini
L’altra metà dell’allenamento
Nel libro Foundations of Sport and Exercise Psychology l’allenamento mentale (o mental training) è definito come “la pratica sistematica e costante di abilità mentali o psicologiche con lo scopo di migliorare la prestazione, aumentare il piacere e raggiungere una maggiore soddisfazione personale nella pratica sportiva o fisica.” Molti pensano che sia riservato agli atleti professionisti o agli sport di precisione, ma non è così. Infatti le tecniche di base, tra le quali possiamo menzionare il dialogo interno positivo, la visualizzazione, e la gestione dell’ansia attraverso la respirazione consapevole— sono strumenti utili a chiunque voglia migliorare la propria concentrazione, la calma e la fiducia in sé stesso.
Come dice lo psicologo della performance Michael Gervais, “come esseri umani, possiamo allenare solo tre cose: la tecnica, il corpo e la mente. Eppure, dedichiamo quantità ridicole di tempo solo alle prime due”. E ha ragione. Molti di noi curano ogni dettaglio dell’allenamento fisico o professionale, ma pochi si prendono del tempo per allenare la mente, nonostante sia proprio la mente a fare la differenza nei momenti più difficili.
Un momento di riposo
Attraversando gli Stati Uniti, un passo alla volta
In fondo, la mente è un muscolo
Allenare la mente è un atto pratico di conoscenza e presenza. Significa imparare a riconoscere le proprie emozioni, gestire la pressione, trasformare la paura in energia e in un mondo che cambia rapidamente e ci mette costantemente alla prova, conoscere la propria mente è forse la forma più autentica di esplorazione. E come ogni viaggio, richiede strumenti, metodo e curiosità. Perché, alla fine, non esiste esplorazione più affascinante di quella che ci porta a scoprire chi siamo davvero, quando tutto il resto si ferma.
Se senti che è arrivato il momento di iniziare questo viaggio ma non sai da dove cominciare, ho preparato un video corso pensato proprio per accompagnarti nei primi passi dell’allenamento mentale. Clicca qui.
26.09.2025
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